Stefano Del Bove S.J.

P. Stefano Del Bove è nato a Roma, il 9 maggio del 1971; è stato ammesso al noviziato dei gesuiti nell’ottobre del 1994 e dieci anni dopo è stato ordinato sacerdote nella Chiesa del Gesù all’Argentina, da monsignor Giuseppe Pittau; in quella stessa chiesa, ha emesso gli ultimi voti l’8 dicembre del 2018.
La sua formazione si è svolta nelle scienze umane (La Sapienza), negli studi canonici di teologia e filosofia (Gregoriana e Sant’Anselmo) e nelle scienze sociali (PhD in Education, Fordham University di NYC).
Insegna alla Pontificia Università Gregoriana, dove dirige il Diploma di leadership e management, che copre un’area di formazione sempre più necessaria per la Chiesa e per la società civile. Fra le sue esperienze internazionali, tiene a segnalare quella UNESCO: programma Education for all (2004); conferenza Education as a Path to Love (2006); esperto alla CG40 (2019).

Professore, lei può darci un’idea di sé stesso?

Grazie per questa prima domanda, che mette in gioco tante prospettive diverse. Infatti, i migliori giudizi e le più interessanti idee sulle nostre persone, vengono da coloro che ci accompagnano nel tempo: dai maestri, dagli amici, delle persone care ed ora dalle varie categorie di individui che compongono la comunità accademica. Per questo, ciò che dirò qui su me stesso è una piccola parte, parziale e discutibile, nella quale cercherò di integrare anche ciò che percepisco del giudizio che gli altri esprimono su di me.

Sono gesuita da venticinque anni e sacerdote da quindici, perché per l’ordinazione ci sono richiesti dieci anni di preparazione. Durante questo tempo ho potuto mettere le basi per il servizio della Chiesa che svolgo oggi nell’apostolato intellettuale, educativo e universitario della Compagnia.

Sono uno dei pochi gesuiti romani, che ritorna nella sua città dopo tanti anni e dopo aver vissuto e visitato circa trenta paesi. Sono anche ex alunno della Gregoriana, quindi il mio è un po’ un ritorno a casa. Ecco una prima risposta.

Perché lei ha scelto di insegnare, tra gli altri corsi, la Leadership?

Innanzitutto insegno anche altri due corsi nelle Scienze Sociali; questo è il mio primo anno alla Gregoriana, quindi il coordinamento del programma di diploma in leadership e management è un po’ il primo compito che ho dovuto affrontare. In realtà, la vita universitaria vissuta pienamente ci spinge oggi ad occuparci anche di questioni amministrative più ampie, come delle iscrizioni e del sostegno economico dei nostri studenti, del loro inserimento nella diocesi e nella città di Roma, del loro incontro con una cultura difficile (quella italiana) e con una compagine internazionale (più di 120 Paesi) come quella della Gregoriana ecc.

Il primo corso rispecchia la mia formazione e porta il tema educativo nel cuore delle Scienze Sociali: s’intitola Società, Educazione e Sviluppo Sostenibile e propone una lettura combinata della Laudato sì e dell’Agenda 2030 delle Nazione Unite per lo sviluppo sostenibile. Il secondo è un corso intensivo di formazione alle nuove forme di politica ed è una splendida occasione di collaborazione interdisciplinare e docente.

Rispondo ora alla domanda sul perché credo mi abbiano chiesto di occuparmi in maniera specifica di questo tema: immagino perché l’osservazione, la riflessione e l’approfondimento della teoria e pratica della leadership nella società civile, nella Chiesa e in un ordine religioso, che mi ha sempre accompagnato lungo i tanti anni di formazione, è oggi un tema più che mai emergente negli studi nella Gregoriana.

Arriviamo tuttavia con ritardo, perché corsi di leadership si fanno dal dopo guerra nelle grandi università in tanti modi, privi delle risorse che altri hanno, ma fieri di fare molto con poco e mettere a frutto il talento che abbiamo ricevuto seguendo il magis.  Ci troviamo in un tempo speciale in cui questa proposta di formazione di educazione alla leadership qui da noi viene combinata con un’introduzione alla lettura delle organizzazioni istituzionali, alle cosiddette scienze nel management.

A prescindere da me, io mi considero come un semplice collaboratore a qualcosa di importante e di nuovo che l’università vuole offrire, questi studi coinvolgono tanti amministratori, docenti e studenti e spero presto anche … benefattori! Sono rivolti innanzitutto a tutti coloro che fanno gli studi ecclesiastici e che cosi vedono arricchire la maniera con cui guardano il mondo. Ma anche a coloro, e qui domina la categoria dei professionisti, che magari non hanno avuto prima modo di avvicinare la Gregoriana e che con questo proposta formativa che tocca una questione di domino pubblico e globale possono averne finalmente la possibilità.

Qual è l’importanza della Leadership per gli studenti della pontificia università e per la Chiesa in generale?

Innanzitutto l’esercizio di responsabilità. Avere gli strumenti per leggere, valutare le figure dei leader nei propri Paesi, nelle storie con cui veniamo a contatto, nella biografia personale … ognuno di noi ha incontrato dei leader, li vede interagire con le società e con le Chiese a cui molti degli studenti della Gregoriana sono destinati ad operare in termini di servizio, in termini di responsabilità ecclesiale, in termini di profezia. C’è un primo aspetto: divenire sempre più esperti nella lettura del contesto in cui operano i leader. Quindi, una seconda fase di apprendimento, interrogarsi, mediante strumenti specifici ed adeguati, su quale tipo di leadership io voglio interpretare. Un ulteriore passo è: quale tipo di leadership io voglio facilitare. Da qui l’importanza della molteplice ricaduta di questa formazione, ordinata a restituire nei vari contesti della chiesa e di apostolato intellettuale, sociale, e nelle forme più dirette dell’apostolato religioso spirituale, un contributo di qualità, di indirizzo, di conoscenza professionale, di accompagnamento, di guida. Il programma di Diploma introduce a questa dinamica e suscita una grande curiosità per la vita e per un ulteriore studio e ricerca. In un anno, infatti, non si può esaurire il tema, però si può richiamare ciascuno alla responsabilità, nutrire e liberare la curiosità e ispirare a fare bene i primi passi, quelli giusti per essere dei leader nelle/delle diverse culture, società e Chiese.

Quali pensa siano le sue soddisfazioni e le sue sfide come professore di leadership all’università Gregoriana?

Innanzitutto pensare di più e dire in una maniera innovativa. Accompagnare lo sviluppo del programma e la crescita degli studenti, fare arrivare questo tipo di formazione a persone e forme che oggi non vediamo, non intercettiamo.

C’è soprattutto una sfida tipica di noi Gesuiti davanti alle persone che il Signore ci fa incontrare, quelle che vengono affidate alle nostre cure educative: aiutarli a pensare il futuro, anche quando non riescono ancora a farlo, pensano di non poterlo fare, di non essere nelle condizioni di farlo, o che addirittura non vedono queste proprio queste condizioni che sono magari attorno a loro. La vera sfida è portare – attraverso la formazione alla leadership – sulle frontiere che nessuno ancora vede!

Può dire una parola per coloro che scopriranno questo corso attraverso questa intervista?

Loro devono innanzitutto essere recettivi della novità che è una novità relativa, nuova per la Gregoriana però, in questa novità accogliere ciò che è originale, ciò che è unico. E per me, parte della Gregoriana è il desiderio, l’intenzione, la pratica didattica e l’attenzione pedagogica per fare sentire che chi studia qui è davvero curato, davvero seguito e sostenuto.

Ciascuno è importante in quanto è dono unico alla comunità accademica e universitaria in senso ampio.

Allora essere recettivo della novità, mai sentirsi solo un cliente di un agenzia di formazione o di un istituzione estranea, ma invitato a diventare parte di un percorso aperto verso il futuro.

Nessuno è solo candidato a insegnare o a partecipare come studente: questo sì va bene, è ovvio, ma in ciascuno di questi ruoli è fondamentale sentirsi considerato come una presenza unica e preziosa in ordine a portare questo programma un po’ più avanti. Studio, ricerca, raccordo con la società civile e religiosa in altre parole, la triplice missione dell’università procede con ciascuno ed in ciascuno di noi; in quelli che leggeranno questa intervista e che spero si sentiranno non solo invitato a diffonderla, ma a pensare quali sono gli amici, i colleghi che possano accogliere una simile offerta educativa; vorrei far capire che alla Gregoriana c’è un luogo in cui sono attese, per costruire insieme attraverso la fede e la cultura una vita migliore ed un bene per tutti! Grazie